domenica 28 giugno 2009

Il governo Danese

Tempo fa parlai con una italiana che conosce molto bene un'amica danese che le chiese come mai c'erano tutti questi problemi nella politica italiana.

Le disse che da loro non c'erano mai stati problemi del genere, scontri destra-sinistra così evidenti come da noi e che bloccano lo sviluppo dell'intero paese.

Disse che la ricetta base del funzionamento del loro governo, danese, era legata al fatto che i politici potevano svolgere questo mestiere o servizio per lo stato per al massimo 4 anni, dopo di che non potevano più essere parlamentari!

Il parlamento danese, il “Folketing”, ha una camera con 179 membri, eletti per un periodo di 4 anni.

Terminati i 4 anni la persona eletta deve ritornare al precedente lavoro o cercarsene uno nuovo.

In Danimarca è previsto che nel corso della propria vita una persona cambi lavoro circa 5 volte, c'è meno stabilità lavorativa, ma più garanzie dello Stato che paga sussidi per 4 anni dal momento dell'eventuale licenziamento. Ma la loro realtà è diversa, sono meno di 6 milioni.

Al di là di questo, però, la loro politica funziona. E la chiave di tutto è legata al fatto che i politici dopo 4 anni devono andarsene a casa: l'enorme vantaggio di questo aspetto è che la politica viene vissuta come un servizio per il paese, che c'è un continuo riciclo della classe politica, nuovi volti, che non c'è il tempo per creare forti assi di potere e di intrallazzi.

In Italia una cosa del genere? Sarebbe un miraggio? I parlamentari, ben difficilmente voterebbero a favore di una legge che li obbligasse ad andare a casa. E non solleveranno mai un referendum per siffatta legge. Perchè sarebbe la volta buona che molti di loro dovrebbero trovarsi un lavoro e che la politica inizierebbe in questo paese ad essere un servizio per la nazione. Ma quale altro lavoro potrebbero fare? Cos'altro saprebbero fare molti di loro, abituati con stipendi ben superiori ai 10mila euro mensili, quando un operaio ne prende dagli 800 euro ai 1200 circa.

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